sabato 14 giugno 2014

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#labellezzachevorrei, la tua visione di bellezza

Buongiorno a tutti ,

questo post sarà diverso dai miei soliti post in quanto una ragazza dolcissima mi ha invitato a partecipare ad una "staffetta  " tra blog con un unico scopo di descrivere cos'è la bellezza .
Le regole sono semplici :

 nominare tre blog
 descrivere cos'è la bellezza anche attraverso una foto


 condividere il post tra i vari social usando l'hashtag dedicato #labellezzachevorrei


Prima di tutto ringrazio ancora Maria Luisa  e mi scuso per non aver visto prima questa staffetta . Comunque visitate il suo blog ma soprattutto il post specifico per capire bene le regole :*


Io ho scelto quest'immagine perché  Venere era  la dea della bellezza 
In definitiva il carattere fondamentale del bello e della bellezza sembra essere proprio la sua indeterminatezza, cioè l'impossibilità di determinarne il significato esatto. In ciò che definiamo bello  si manifesta qualche cosa che sentiamo e che nello stesso tempo non riusciamo a definire. È quanto ci capita, in particolare, quando abbiamo a che fare con un'opera d'arte. Un quadro una poesia lli definiamo belli se sentiamo che le linee e i colori del quadro o le parole della poesia ci  dicono più di qquanto ci possa dire il significato letterale di quelle parole o il manifestarsi in una forma di quelle llinee e di quei colori.

EMILY DICKINSON

*La Bellezza non ha causa

La Bellezza non ha causa:
Esiste e basta.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.

Sai forse afferrare al volo le pieghe
del prato, quando il vento soffiando
vi imprime le sue dita?
Iddio provvederà
Perchè tu non vi riesca.


Ecco spero di aver reso l'idea :)

Davvero una bellissima iniziativa

I blog che scelgo sono :
http://lamiavitaaspettandoti.blogspot.it/
http://manidimammacarla.blogspot.it/
http://sandysogna.blogspot.it/

sabato 7 giugno 2014

Non l’ho scritto io ma… volevo farvelo leggere! :D

Qualche settimana fa  ho deciso di buttarmi e partecipare a un’iniziativa chiamata: "Dimmi che storia scrivere" (se siete curiosi di sapere di cosa si tratta cliccate QUI  ) che ho “scovato” sul blog di Michele Scarparo: "Scrivere per caso".


   Naturalmente scrivere mi appassiona, però mi appassiona anche leggere e Michele è davvero un bravo scrittore, mi stupisce continuamente : è un pozzo di fantasia! Perciò se siete amanti della lettura non fatevelo scappare: da lui sono emozioni assicurate 

   Comunque… tornando all’iniziativa, ho chiesto a Michele di scrivere una storia su me e i miei amici chi mi legge da un po’ sa chi sono … ).
   All’inizio avevo un po’ “paura”, essendo una "argomento" che mi tocca molto da vicino, ma poi… beh, avevo letto abbastanza del suo blog per sapere che potevo andare sul sicuro e così… eccola qui! Mi è piaciuta a tal punto da volerla condividere con voi. Mi auguro davvero che vi piaccia e possa donarvi un’emozione, o un sorriso 
Buona lettura! 



— Ehi! Che c’è? Non stai bene?
— N-no. No, tutto a posto.
— Ma che hai? È da quando siamo entrati qui che ti sei rimbambito!
— Secondo te, due amici dovrebbero dirsi tutto?
— Oy! Ma certo: che amici sarebbero, altrimenti?
— Allora, Ephraim, pensa: ti ricordi quando ci siamo conosciuti?
— Su Internet, in quella stupida chat. Yusuf, mi preoccupi: cosa stai cercando di dirmi?
— Lo scoprirai. Ripensa a quando ci siamo conosciuti…
Yusuf se lo ricordava bene, quel giorno. Era appena passato davanti a quello stesso bar, prima di ritornare di là, a Gerusalemme Est. Più ancora che il cuore, era stato lo stomaco a torcerglisi: come potevano gli ebrei avere tanto sfarzo, tanto divertimento, tanta leggerezza quando a qualche chilometro da quel centro la gente stava così male per la povertà? Come si fa a pensare che il Dio degli ebrei possa permettere questo? E come si fa a pensare che Allah permetta questo?
Ephraim, intanto, stava rivangando qualcuna delle loro discussioni via Internet:
— E pensare che quello stupido – come si chiamava? Zeev? – pretendeva di fare un flame. Con te! Mi domando su cosa poggiasse la sua kippah…
— Certa gente è cieca. — commentò acido, Yusuf. — Ma io stavo pensando proprio al giorno in cui ci siamo visti per la prima volta.
— Yusuf! Sei peggio della mia ragazza! Non ne ho idea: già non so rispondere a lei quando mi dice: “E oggi? Che giorno è?” oppure “Ti ricordi quando siamo stati qui?”. Ogni volta poi si finisce a litigare… Ma tu sei un amico, non la mia fidanzata: sii dalla mia parte e dimmelo!
Yusuf sorrise, scuotendo la testa.
— No. Di certo non sono la tua fidanzata. Comunque è qui che ci siamo visti la prima volta. In questo bar.
— Dici davvero? Me n’ero proprio dimenticato.
— Già. Io non volevo, ma tu hai cominciato a chiedermi della mia famiglia…
— Eh, sì. Quello me lo ricordo bene, invece.
— …di come stavamo… Hai insistito, e quando hai saputo che non riuscivo a trovare lavoro mi hai fatto assumere da tuo padre.
— Vabbè. Insomma, mi era sembrato il minimo: lui aveva bisogno, tu avevi bisogno. Mi eri sembrato un bravo ragazzo. Che c’è di strano?
— Che io sono palestinese. Che tu sei israeliano. Allah. Yahweh.
— Ma chi se ne frega. A me la politica non interessa, e neppure la guerra o cercarmi una pallottola. E la religione, con queste cose, non c’entra nulla. Non sarebbe tutto più facile, così?
— Sarebbe davvero tutto più facile…
Yusuf al tempo era povero e senza speranza: avere un fratello in una cella israeliana non era il passaporto giusto per avere un qualsiasi domani. Ecco perché si era rivolto ad Hamas. Aveva pregato con loro in moschea. Aveva partecipato ad incontri con l’Imam. Fino al giorno in cui gli si era avvicinato uno dei capi e gli aveva detto: “Yusuf, tu sei un ragazzo fortunato. Sei stato prescelto.” Lui non aveva capito subito. Però le cose si erano chiarite molto velocemente: avrebbe potuto diventare uno shaid, un martire della jihad. Non erano certo le vergini in paradiso, a motivarlo: quelle sono le solite fandonie occidentali per screditare l’islam. Il vero motore di queste decisioni era l’apparente impossibilità di cambiare vita. Di avere una chance, una qualsiasi. E anche la possibilità di avere un aiuto da parte dell’organizzazione per la sua famiglia, che avrebbe avuto una bocca in meno da sfamare e qualche soldo in più in tasca. Oltre all’onore, ovviamente, di avere un martire in casa. Così si era deciso, aveva aderito ed aveva cominciato la preparazione: uno dei passi era ottenere una copertura per poter entrare a Gerusalemme Ovest senza troppe preoccupazioni e aver conosciuto Ephraim in chat gli era sembrata una buona occasione. Poi l’aveva incontrato, pensando che così avrebbe potuto studiare bene il posto dove farsi esplodere; ma Ephraim era davvero una brava persona e l’aveva aiutato senza pretendere nulla in cambio, sulla fiducia: ce ne sarebbero volute di più, di persone come lui, da una parte e dall’altra. E come è unico il sentimento dell’amicizia, anche il Dio che è in cielo è solo uno: chiamarlo in un modo oppure in un altro non cambia la sostanza delle cose. Aveva abbandonato i propri propositi di vendetta e di morte, con una scusa; nel suo cuore era certo però che lo stesso Allah avrebbe benedetto la loro amicizia,  rendendola forte abbastanza per crescere anche in un terreno arido come il Medio Oriente.
***
Queste storie sono scritte da Michele  su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.